KÓSMOS

Il Festival, che vede la sua prima edizione nel 2005, č dedicato alla fotografia, forma d'arte che piů di altre comunica e interpreta la complessitŕ della societŕ contemporanea.
Accanto alle mostre istituzionali, dal 2007 Fotografia Eureopea ha dato spazio anche al Circuito Off, sezione libera e indipendente che nasce dalla spontanea iniziativa delle persone. Il circuito anno dopo anno si č ampliato, arrivando a coinvolgere tutto il tessuto urbano e trasformandolo, per il periodo di durata del Festival, in una galleria "globale".

Corpo celeste Emanuela Ascari, 2019 dettaglio

L’ottimismo militante della speranza
di Giovanni Nicolini

“The war that will end war” era il titolo del libro di denuncia e analisi che Herbert-George Wells pubblicò a Londra nel 1914 in occasione dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Una immagine fiduciosa e ben concepita che fu fatta propria da Thomas Woodrow Wilson Presidente degli Stati Uniti d’America quando, motivando l’entrata in guerra nel 1917, dichiarò l’irreparabile intervento americano in una “guerra che avrebbe posto termine a tutte le altre guerre”.
Ancora una volta, comunque, ben oltre ad ogni espediente argomentativo o retorico che sia, nel tempo nostro, attuale, avviene tra la riprovazione generale la scelta di una guerra intesa come ultima e possibile risorsa. Avviene la scelta dell’inumano, della crudeltà intenzionale e della spietatezza, ennesima affermazione della celebre sentenza nietzschiana che “l’uomo sia animale non ancora stabilmente determinato”, carente, quindi, indefinito e persino disadattato al suo ambiente.
Nell’essere testimoni della guerra, calati nell’ansia costante che tutto stia per crollare, per quali vie troveremo soluzioni nel ricostruire una immagine accettabile del mondo? Forse considerando l’immensità del cielo attraverso una qualsiasi finestra? O recuperando il senso della bellezza e verità del Cosmo nella sua interezza?
Inquieta il ritmo immutabile e l’eterna generazione del dolore, del disordine, della violenza e della guerra. Ma altrettanto angoscioso è che tutto tenda alla relativizzazione delle vicende umane e del destino della Terra nell’affermarsi di un assetto artificiale che proprio dai conflitti e dal caos trae giustificazione e prospettiva.
Eppure è proprio tra le rovine materiali e immateriali che l’ottimismo militante della speranza - ausilio indispensabile della ragione umana, per dirla con Ernst Bloch - prevedibilmente sosterrà l’impegno ad anticipare e determinare il futuro: non un atteggiamento sentimentale, ma la concreta manifestazione della volontà orientata alla edificazione di una vita e di una realtà nuova. Certo una dimensione utopica e inattuale, per quel che appare, ma anche l’opposizione ferma ad ogni stato di fatto precostituito e apparentemente immutabile.


Emanuela Ascari
KÓSMOS
a cura di FlagNoFlags Contemporary Art

Nei luoghi abitati della Terra siamo ormai privati della possibilità di ammirare la meraviglia del cielo stellato che ci circonda. Limitati nel vivere quell'intensa esperienza di infinito che ha generato nell'uomo il sentimento di spiritualità e di legame con il kósmos, essenziale a chiunque nel riflettere sulle proprie capacità interiori e nel considerare le scelte relative al proprio ruolo nel mondo.
L’opera di Emanuela Ascari nella Chiesa dei SS Carlo e Agata di Reggio Emilia – sintesi eloquente di due distinte opere precedenti “Risonanze” (2011) e “Corpo celeste” (2015-2019) - è sostenuta dall’idea che ogni ipotesi di ri-esistenza dell’uomo, mai come ora, sia vincolata al destino del pianeta nel distendere la narrazione della perdita del cielo stellato, oscurato dall’inquinamento luminoso e atmosferico della modernità. L’inizio quindi della crisi ecologica e della fase di squilibrio ambientale che sta alterando le condizioni di vita sul pianeta, al punto da renderlo sempre più inospitale per l'uomo e per molte altre forme di vita animale e vegetale.
La parte sonora della mostra, dal titolo Risonanze, indica una via per ristabilire quel legame, evocando questo paesaggio negato, non più accessibile allo sguardo, con la lettura cadenzata di una successione di nomi in ordine alfabetico, parole antiche, circa quattrocento, che corrispondono alle più luminose stelle conosciute, corpi celesti che ormai possiamo solo nominare. In Arabo la maggior parte, ma anche in Latino, Greco, Cinese, questi nomi rivelano la storia di un sapere condiviso, che attraversa epoche e territori, e di un cielo comune. E come un mantra, induce ad uscire dai confini della realtà materiale per proiettarsi dove la materia è pura energia, vibrazione e armonia, attraverso l’uso della voce, del corpo come cassa di risonanza.
Nell’esperienza dell’opera e nel suo attraversamento si estenderanno allora i confini dell’immaginario, fino a comprendere di nuovo il cielo. Un cielo che, come sempre, anche se non lo vediamo, si ripete sopra le nostre teste, in un susseguirsi di stagioni e mutamenti, portando in sé quella forza di rigenerazione che permette, ogni giorno, e dopo ogni crisi, di rinascere a nuova vita. Cielo che, ad uno sguardo più ampio, include anche la Terra, Corpo celeste tra gli altri, concetto da cui trae titolo la sequenza delle immagini fotografiche prodotte, realizzate con il metodo chimico della cromatografia circolare, utilizzato nell’agricoltura biodinamica per l’analisi qualitativa del terreno, generando disegni dalla reazione del nitrato d’argento alla luce e alla sostanza da analizzare. I terreni rivelano così le loro caratteristiche in immagini che sono espressione visibile delle loro qualità e forze vitali, e della relazione tra sostanza organica, minerale e attività biologica. Una miglior qualità si esprimerà in bellezza, vitalità delle linee e armonia dei colori, come nelle cromatografie circolari esposte, realizzate con campioni di terreni coltivati secondo i principi della biodinamica, della permacultura, e dell'agricoltura biologica, a cui sono stati invertiti i colori (in negativo), come per ribaltare il punto di vista, a rivelare la profondità cosmica insita nella Terra.
Se vista dallo spazio, ad una scala diversa, anche la Terra è un astro.

EMANUELA ASCARI Emanuela Ascari vive tra Torino e Întorsura Buzăului (Romania), dove ha avviato il progetto di ospitalità e ricerca in ambiente rurale Intersecţia. Dopo la laurea in DAMS Arti Visive (UniBo) e il master Paesaggi Straordinari (PoliMi), inizia ad indagare territori ai margini dell'urbano cercando forme di un pensiero ecologico, a partire dalla terra e dall'interazione dell'uomo con l'ambiente. Rielabora paesaggi in installazioni, performance e ambientazioni sonore. Ha esposto in Italia e all'estero, partecipato a progetti di arte pubblica, ea numerose residenze, ricevendo riconoscimenti attraverso premi e pubblicazioni. Tra le ultime esposizioni e partecipazioni: Miraflora, Urrà Torino, progetto di arte pubblica, 2020-21; Surrounded, performance, Archivissima 2021, Torino; Per fare un tavolo. Arte e territorio – A Cielo Aperto 2021, Latronico (PZ); Gallery Sweet Galery Outdoor, Mariano Comense (CO); Tree Time, Muse, Museo delle Scienze di Trento, 2020.  

ORARI: venerdì 18-21 sabato 10-13 17-21 domenica 10-13