HOUSE OF CHANGE

videoinstallazione Tatiana Stadnichenko

L’installazione video “House of change” unisce in un fluire di immagini l’architettura dei paesi in cui Tatiana ha vissuto negli ultimi anni: Russia, Svezia, Norvegia ed Italia. Questo flusso sovrapposto trasforma e mescola gli spazi, i luoghi della gente e gli spazi personali di Tatiana, creando un fiume architettonico che confluisce in lente cascate di finestre e porte. Il ricordo elimina inutili dettagli, mettendo in risalto i momenti più importanti, che come punti cardinali, costituiscono i riferimenti indispensabili di una vasta mappa mentale in continua espansione.
Quando curo una mostra penso per prima cosa a cosa può dare un artista al luogo di esibizione. Ciò avviene a maggior ragione quando lo spazio espositivo è una chiesa barocca che presenta ancora intatte statue e decorazioni in stucco.
Il lavoro di Tatiana, che ai tempi si chiamava “Displacement” narra di pellegrinaggi fisici e spirituali. La tematica mi sembrava specialmente calzante per una chiesa barocca, epoca dedita alla narrazione magniloquente di epopee di missionari e confratelli. L'artista, al contrario delle confraternite evangeliche del '600, si lascia plasmare dal contesto, non lo plasma. Il contesto tende ad una stabilità a prova di terremoto, ma non a prova di pensiero. Così è il pensiero che lo sfalda e lo sovrappone, lo taglia e lo cuce assieme in nuove modalità più fluide e più congrue a chi scorre come ruscello e non intasa come pietra.
Il lavoro, in questa sua ultima iterazione è diventato "House of change", quasi a segnalare un ulteriore passo avanti rispetto a "displacement". La casa del cambiamento, diventa loco vissuto e non dislocazione. Il cambiamento viene accettato come condizione inevitabile dell'essere. Le lingue, le architetture e i modi di vivere in continua evoluzione diventano certezza e casa. Il cambiamento si normalizza ed il suo scorrere, sempre in avanti e mai su sé stesso, viene abitato nella sua fiera e malinconica nomadicità.
House of change parla forte ai tanti emigrati che, come me, hanno capito quanto fosse vera quella pubblicità della Barilla di tanti anni fa. Quella, che a quanto mi ricordo, aveva come protagonista un ragazzo che parlava dalla Cina all'Italia e si sentiva a casa, nonostante il cielo plumbeo di Beijing, grazie alla confezione dal colore blu caldo della sua pasta preferita.
Tatiana non ha bisogno di souvenir per ricordarsi dove abita, sa di appartenere al cambiamento.
Casa dolce caos.

Manuel Portioli
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Il dislocamento è un elemento dominante di questo progetto. Non riguarda solo l’aspetto esteriore e fisico del cambio di luogo o paese, ma soprattutto quello interiore della migrazione mentale, dell’adattamento al nuovo posto, con le sue regole, la sua nuova lingua, problemi e difficoltà. Tale processo è, in un certo senso, un modo di impiantarsi ed attecchire nel nuovo suolo. E’ un modo di  perdere le vecchie memorie e coltivare una nuova esperienza.
Il progetto si sviluppa su due linee parallele: una si rivolge all’architettura contemporanea, che appare aliena in una città con una lunga storia ed un’architettura stratificata nei secoli. L’altra si concentra sui cambiamenti. Di preciso sul cambiamento di loco (o migrazione), che si percepisce tanto alieno nei primi anni di spostamento. Esso richiede un grande sforzo intellettuale, come imparare una nuova lingua e cultura, per trovare il modo di realizzare il proprio io. La persona è, in questo senso, impiantata in un nuovo paese.
Nel progetto, come nella vita, affronto la decostruzione delle memorie, confini tra paesi,  dell’architettura che mi circonda e dello schermo come mezzo. É in corso la de- e ri-costruzione di una nuova vita, qui e adesso. La chiesa di San Carlo stessa, è passata attraverso tantetrasformazioni. E’ attualmente sconsacrata, ma rimane un tipico esempio di architettura «colta». Un cambiamento nell’architettura delle città come metafora dei cambiamenti nei processi interni dell’umanità. Così come l’architettura contemporanea trasforma, passo per passo, i pezzi di cui è composta, la persona dislocata perde i frammenti del proprio passato e crea i nuovi elementi del suo futuro con il compito di acquisire un  livello di purezza minimalista ed equilibrato.

Tatiana Stadnichenko
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Tatiana Stadnichenko è un’artista russa, che si è laureata alla Bergen Academy of Art in Norvegia. Il suo lavoro esplora i confini fisici e mentali degli spazi pubblici tramite dettagli architettonici, immagazzinati nella nostra memoria collettiva. Esamina come le immagini in movimento dei luoghi urbani possono comportarsi come contemplazione astratta degli spazi. Indaga su come i paesaggi urbani modellino la nostra identità, il nostro stile di vita e atteggiamento nel momento storico in cui le migrazioni, il nomadismo, la globalizzazione ed il mix di nazioni sta raggiungendo un punto critico. Negli ultimi due anni, i progetti di Tatiana sono stati proiettati in Svezia, Norvegia, Canada, Stati Uniti, Russia, Finlandia e Italia.
House of change from Tatiana on Vimeo.


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